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Racconti: Il mondo di Fiabe e non. . .

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L'Organismo, Terzo capitolo
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Mors, mortis

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Ecco qui il terzo capitolo di questa storia, fondamentale per il proseguimento. Fatemi sapere cosa ne pensate però! ^_^

L'Organismo - Terzo capitolo

Tommaso si preparò in fretta, mentre il padre toglieva l'auto dal garage. Finalmente avrebbe scoperto cos'era quel misterioso ufficio di cui nessuno sembrava sapere nulla e che aveva provocato una reazione così estrema da parte di sua madre. Una volta pronto uscì di casa richiudendo a chiave la porta dietro di sé ed entrò nella macchina del padre, che mise in moto immettendosi nel traffico cittadino.
Durante il tragitto nessuno dei due parlò: Tommaso non voleva mostrarsi troppo insistente e il padre sembrava comunque molto concentrato nella guida. L'aria del mattino filtrava dall'apertura del finestrino, rinfrescando l'abitacolo e accentuando il buon umore di Tommaso. Il cielo era pressoché sgombro da nuvole, solo un piccolo gruppo di nubi grigiastre si trovava lontano all'orizzonte. Per il resto la giornata era splendida.
Finalmente, dopo qualche altro minuto, giunsero nella Grande Piazza e Tommaso osservò la Torre dell'Orologio mentre il padre parcheggiava lì vicino. I due quindi si diressero verso la porta della grossa costruzione e ne varcarono la soglia. Tommaso era già stato nella Torre dell'Orologio, quando era più piccolo, per accompagnare il padre a svolgere commissioni e altre faccende burocratiche. L'atrio in cui quindi ora si trovavano aveva un'aria familiare: nell'angolo in alto a sinistra vi era la grande scrivania oltre la quale sedeva una segretaria, mentre al centro vi erano divani e tavolini a formare una piccola zona d'attesa. In ognuna delle due pareti laterali vi era una porta, mentre nella parete opposta all'ingresso vi era l'ascensore, situato proprio affianco alla segreteria. Il padre gli fece cenno di seguirlo fino alla giovane ragazza che stava dietro il banco. Quella sorridendo ascoltò mentre il padre di Tommaso spiegava come suo figlio dovesse andare all'Ufficio Discernimento. Sempre sorridendo la donna indicò a Tommaso l'ascensore e lui si diresse verso le porte di metallo, seguito dal padre. Tuttavia come entrò, l'uomo non lo seguì e rimase fuori:
<< Non sali papà? >>
<< No Tom. Devi andare da solo. È al terzo piano. Io ti aspetto qui. >>
A Tommaso parve che la voce del padre fosse incerta, nervosa, ma non ci fece caso più di tanto e cliccò il tasto 3 della pulsantiera. Era troppo incuriosito da ciò che l'attendeva al terzo piano. Le portiere metalliche si chiusero nascondendo il volto di suo padre e l'ascensore iniziò lentamente la sua ascesa.
Le porte si aprirono su un corridoio illuminato da una serie di lampade al neon che penzolavano dal soffitto. Ai due lati vi erano file di sedie per attendere, ed in fondo vi era un porta, sormontata da un orologio appeso alla parete. Seduti nelle sedie più vicino alla porta vi erano altri ragazzi della sua età: due femmine ed un maschio. Tommaso si avvicinò lentamente e si sedette affianco all'altro ragazzo. Tutti e quattro sembravano avere la stessa età e nei loro occhi risplendeva una curiosità divampante, soprattutto in quelli di Tommaso. Le due ragazze erano chiaramente gemelle e conversavano a bassa voce. Tommaso domandò all'altro ragazzo se lui avesse mai sentito parlare dell'ufficio in cui dovevano entrare.
<< No, anzi prima di oggi non sapevo nemmeno della sua esistenza. I miei sono stati molto reticenti a riguardo e non riesco proprio ad immaginare di cosa si tratti.>>
Tommaso continuò a chiacchierare col ragazzo, di nome Francesco, finché dalla porta uscì un uomo vestito elegantemente e quasi completamente di verde.
<< Buongiorno. Vorreste darmi i vostri nominativi? >>
I quattro fornirono i loro nomi e l'uomo, sorridendo, fece accomodare per prima una delle due gemelle.
Il tempo passò lentamente e le chiacchiere presto si esaurirono; nel frattempo anche l'altra ragazza era stata fatta entrare. Dopo qualche tempo venne il turno di Francesco così che Tommaso rimase solo nel corridoio d'attesa. Aveva scoperto che ieri era il diciottesimo compleanno anche di Francesco e delle gemelle, ma ciò non gli dava indizi sul misterioso ufficio. Osservando il pavimento la sua attenzione fu attirata da un fazzoletto che giaceva abbandonato sotto le sedie davanti a lui. Era un fazzoletto di stoffa, da tasca, probabilmente perduto di recente da qualcuno. Era stropicciato e logoro, come se il proprietario lo avesse stretto con grande forza nelle mani prima di perderlo. Tommaso cercò di immaginarsi il possibile proprietario del fazzoletto, ma mentre era immerso in questi pensieri la porta si aprì e l'uomo in completo verde lo invitò ad entrare. Tommaso si alzò, dimenticando all'istante il fazzoletto perduto, e sorridente seguì l'uomo al di là della porta.
Questa immetteva in un altro piccolo corridoio, illuminato alla stessa maniera del precedente. Vi erano tre porte per ciascuno dei due lati lunghi, ed in fondo, opposta alla porta da cui era entrato, vi era una grossa porta su cui vi era una targhetta che diceva “Ufficio Discernimento”. A differenza di quella le altre sei non recavano targhette tranne una, su cui vi era scritto “Scale interne”.
Mentre Tommaso osservava meccanicamente tutto ciò l'uomo era arrivato di fronte all'Ufficio Discernimento e dopo aver bussato socchiuse la porta annunciando all'interno della stanza il nominativo di Tommaso, che nel frattempo gli si era portato vicino. Dall'interno giunse un rapido mormorio d'assenso, e l'uomo che lo aveva accompagnato si fece da parte lasciando la porta socchiusa, e sempre sorridendo si rivolse a Tommaso:
<< Prego, entri pure >>
Tommaso spinse la porta mormorando un cordiale ringraziamento ed entrando richiuse la porta alle sue spalle, come gli venne indicato di fare. All'interno infatti vi era un uomo, vestito come l'altro, seduto dietro una grossa scrivania verde su cui era poggiato un computer dell'aria decisamente avanzata: doveva essere uno degli ultimissimi modelli. Davanti alla scrivania vi erano due sedie verdi, mentre il resto del mobilio consisteva in una poltrona marrone sulla parete sinistra e due grosse piante ornamentali dietro la scrivania. Sulle pareti erano appese delle fotografie artistiche della Grande Piazza e della Torre dell'Orologio. Tommaso convenne che, almeno a prima vista, si trattava di un ufficio come gli altri. L'uomo dietro la scrivania fece cenno a Tommaso di accomodarsi in una delle sedie, e il ragazzo, nel farlo, lesse sulla targhetta appuntata al petto dell'impiegato il nome Marcello Demiani.
<< Bene, questo è il suo primo ingresso nell'Ufficio Discernimento vero? >>
La voce dell'uomo sembrava cordiale e pacata.
<< Sì, sì >>
<< Bene. Allora anzitutto è necessario premettere alcune regole che lei è invitato a rispettare al di fuori di queste mura, va bene? >>
Ora la voce del signor Demiani non appariva così gentile come era parso a Tommaso poco prima, comunque rispose tranquillamente in quanto non comprendeva l'esigenza di regole particolari:
<< Va bene. Quali sono queste regole? >>
<< Bene. Allora, primo: non deve mai parlare a nessuno dell'Ufficio Discernimento. Secondo: non dovrà mai parlare a nessuno di quello che ci diciamo qui dentro, se non quello che le dirò che potrà riferire... >>
A Tommaso sovvenne istintivamente una domanda alle labbra, anche se era evidente che l'impiegato non aveva finito:
<< Ma perché? >>
Il signor Demiani si fermò e lo guardò torvamente:
<< Terzo: non chiedere mai “perché?”. Ha compreso quello che le ho detto? >>
Tommaso era disorientato. La grande attesa e curiosità si stava sgonfiando dopo quella sequela di regole incomprensibili.
<< Sì, ma non capisco il motivo... >>
<< Lei non deve capire il motivo. Deve solo stare attento a non infrangere queste regole. Esse sono allo stesso livello delle leggi normalmente vigenti: se le infrange verrà perseguito dal nostro corpo di Vigilanza Urbana, chiaro? >>
Tommaso si sentiva oppresso. L'iniziale sensazione di pace che gli aveva ispirato l'impiegato era totalmente svanita, sostituita da un terribile senso di angoscia, accentuato dal fare autoritario dell'uomo dietro alla scrivania, che ora aveva iniziato a fare qualcosa al computer.
<< Che cos'è questo ufficio? >>
L'impiegato sorrise nuovamente, come se il suo atteggiamento di poco prima fosse stato solo una parentesi, un errore.
<< Bene. Mi fa piacere che me lo si chieda ogni volta. >>
L'uomo parve soddisfatto di quello che vedeva nel monitor e si rivolse nuovamente a Tommaso:
<< Vede, questo Ufficio è il più importante dell'Amministrazione Pubblica. Qui vi istradiamo nelle vostre scelte, suggerendovi quello che è meglio per voi e per la città. Ogni scelta importante della vostra vita è preceduta da un appuntamento nell'Ufficio Discernimento, a partire dal compimento della maggiore età: lei ha compiuto diciott'anni ieri giusto? >>
<< Sì >>
<< Bene. Ecco che dunque lei è qui per il suo Primo Discernimento. Vedo qui che si è diplomato alla Scuola di Formazione ed Educazione di Base con buonissimi voti, soprattutto nel campo della fisica. >>
L'impiegato indicò il monitor mentre parlava. Tommaso non sapeva come rispondergli: era ancora molto confuso dalla quantità di informazioni inattese che gli erano pervenute:
<< Beh sì... >>
Il signor Demiani lo interruppe subito, sempre col suo sorriso smagliante:
<< Bene. Il Primo Discernimento riguarda essenzialmente il proseguimento verso un Titolo di Studio Superiore. Visto che quello che ho qui nel suo fascicolo direi che la scelta migliore per lei è certamente l'Accademia di Scienze Biologiche. Ne conviene? >>
Tommaso era decisamente stupefatto. Non avrebbe mai immaginato che la funzione dell'Ufficio Discernimento fosse solo quella di aiutare le persone nelle loro scelte, perché altrimenti tanto mistero? La sua risposta era densa di delusione:
<< In realtà io pensavo proprio all'Accademia di Fisica... >>
L'uomo oltre la scrivania ebbe un repentino cambio d'espressione, al posto del sorriso tornò il rapido parlare dallo sguardo torvo:
<< Lei non deve pensare, lei deve convenire che la scelta migliore per sé e per la città è che lei si iscriva domani stesso all'Accademia di Scienze Biologiche. Capisce ora? >>
Tommaso si stava innervosendo: il signor Demiani non gli piaceva. L'Ufficio stesso non gli piaceva.
<< Io voglio fare l'Accademia di Fisica. >> disse risoluto fissando negli occhi il suo interlocutore.
Questi però non cedeva:
<< Lei non discerne qual'è la scelta migliore. Lei farà l'Accademia di Scienze Biologiche. Domani stesso andrà a fare l'iscrizione >>
Il tono era quello che non ammetteva repliche, Tommaso tuttavia era decisamente contrario a quello che gli veniva detto: era così che lavorava l'Ufficio Discernimento?
<< Lei mi sta obbligando a prendere una decisione che non voglio prendere >>
L'impiegato si alzò in piedi e cominciò a passeggiare attorno alla scrivania.
<< Il nostro compito è indirizzare le scelte. Lei deve capire che noi valutiamo il meglio per sé e per la città. Lei deve comprendere che il suo ruolo qui è incastrato nella complessa vastità della nostra amata città. Lei deve discernere come solo noi possiamo dare il meglio per il suo interesse e quello di tutti >>
L'uomo si era infine portato alle spalle di Tommaso, il quale sentiva dentro di sé un ribollirsi di tensione ed ansia.
<< Cosa succede se io decido di non condividere con voi queste scelte? >>
L'uomo si inchinò appoggiandosi pesantemente sulle spalle di Tommaso, che fu obbligato a chinarsi sul peso del signor Demiani:
<< Lei non ha ancora compreso l'importanza vitale di questo Ufficio e del suo compito. È comprensibile, agli inizi nessuno vede tutto l'insieme. Ma sappia che abbiamo i nostri modi per far condividere le nostre scelte >>
Le ultime taglienti parole erano state sussurrate direttamente nel suo orecchio e Tommaso rabbrividì violentemente:
<< Io non ho scelta quindi? >>
L'uomo si allontanò e tornò sorridente a sedersi alla scrivania:
<< Ma come? Lei ha appena fatto un'ottima scelta! Diventerà esperto in un settore su cui l'Amministrazione Pubblica punta molto. Domani andrà ad iscriversi e vediamo un po'... >>
L'impiegato iniziò ad armeggiare con il computer finché soddisfatto riprese a parlare:
<< Bene. Lei dovrà terminare gli studi all'Accademia entro sei anni. Confidiamo nelle sue capacità affinché non sfori oltre questo tempo. Ha compreso? >>
Tommaso ormai non sentiva più nulla, era completamente vuoto. Sentiva il bisogno impellente di ripensare a tutta la faccenda a mente fredda, quindi bofonchiò un sì.
<< Bene. Allora il suo prossimo discernimento avverrà appena completati gli studi, mi raccomando si ricordi di questo appuntamento >>
Il signor Demiani si alzò lasciando intendere che per lui l'incontro era terminato. Tommaso lo seguì inebetito alla porta, dove venne preso in consegna dall'uomo che precedentemente lo aveva fatto entrare. Questi, sempre sorridente, gli indicò la porta contrassegnata da “Scale interne” e Tommaso vi si diresse scendendo le scale di tre piani, fino a ritrovarsi nel pianerottolo del piano terra. Seguì le indicazioni nei corridoi fin davanti alla porta che riportava nella sala d'ingresso. Lì trovò suo padre che sfogliava una rivista seduto su un divanetto. Appena vide suo figlio si alzò di scatto lasciando cadere il giornale sul divano.
<< Tutto a posto Tom? >>
Tommaso avrebbe voluto rispondere in cento maniere diverse, ma preferiva prima ripensare a mente lucida a tutto ciò che era avvenuto, quindi mentì:
<< Sì, sì. Tutto a posto >>
Il padre sorrise e lo accompagnò alla porta d'uscita:
<< Bene. Andiamo a casa allora >>.

...Il sentimento più forte e più antico dell'animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell'ignoto... (H.P. Lovecraft)
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La rosa di fatale incanto

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/12/2009, 21:03


Commento solo con... "Ottima scelta XD"

Secondo me questo ragazzo muore alla fine, non ci credo che rimane impassibile XD







CITAZIONE
Gabriel~ scrive:
*socrates ha un cognome?
Walter ... la chiarezza è alla base dei rapporti umani. E se non siete chiari con me inizio a girarmi di palle! scrive:
*se ce l'ha nessuno lo ha mai saputo
Gabriel~ scrive:
*insomma non ci hai mai pensato
*XD
Walter ... la chiarezza è alla base dei rapporti umani. E se non siete chiari con me inizio a girarmi di palle! scrive:
*esattamente

 
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Mors, mortis

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CITAZIONE (^Kuja^ @ 19/10/2008, 16:22)
Commento solo con... "Ottima scelta XD"

Ahahah :D Beh dopotutto era il capitolo in cui si svelavano parte dei misteri finora lasciati in sospeso, quindi doveva essere qualcosa ad effetto no? XD

CITAZIONE
Secondo me questo ragazzo muore alla fine, non ci credo che rimane impassibile XD

Chi vivrà vedrà :P

PS: ormai sembra che interessi solo a te...

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Ti lascio qui il commento per tutta la serie, visto che l'ho letta oggi.

Mi piace :D bella l'idea, riesce a generare una suspance che ti spinge a continuare a leggere. "Chissà che succederà ora?" continui a chiederti. E soprattutto io devo ancora capire cosa c'entra il titolo di questa serie di racconti con i racconti stessi :) interessante...
Unica critica che potrei muovere è che i dialoghi tra i personaggi mi sembrano irreali, una persona normale non parlerebbe mai così... ma userebbe modi di dire, grammatica errata, parole volgari. Poi magari è solo una mia impressione.

Viviamo nelle ombre e nel sangue. Viviamo nella perdizione e nella dannazione eterna.
Siamo il popolo immortale.
Siamo vampiri.
E Roma è nostra.


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-Il Cremisi, Anziano del clan Nosferatu, Principe di Roma-

 
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view post Posted on 24/10/2008, 19:28Quote
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CITAZIONE (Il Ferre @ 24/10/2008, 17:36)
Unica critica che potrei muovere è che i dialoghi tra i personaggi mi sembrano irreali, una persona normale non parlerebbe mai così... ma userebbe modi di dire, grammatica errata, parole volgari. Poi magari è solo una mia impressione.

Si in effetti i dialoghi non sono il punto forte diciamo... ne terrò conto quando dovrò fare la revisione finale, grazie ^_^

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