| - La quiete prima della tempesta -
(Titolo che non c'entra un bel niente, ma che suona eccezionalmente bene come inizio di un libro fantasy)
Robin Goodfellow, correva spedito, lungo la 5^Avenue di Sheffield. O, per lo meno, andava tanto veloce quanto le sue deformi gambe caprine gli permettessero. Quelle dannate gambe! Certo, tutte le follette di Dublino ci andavano pazze e qualche volta anche una fata cadeva in quel “non so che” animalesco, ma provate voi a correre con un paio di zoccoli. Ad ogni metro che percorreva, il suo inseguitore si faceva sempre più vicino, poteva sentire il suo terribile olezzo raggiungerlo e avvolgerlo in una morsa. Non che il puck fosse inesperto in fughe e depistazioni, ma quella sera era stato colto di sorpresa. Era lì, tutto prese ad osservare il via-vai che entrava e usciva da una Disco taverna tra la 5^Avenue e Tricksters Street, quando uno sbraitare alle sue spalle gli fece capire che qualcuno lo desiderava. Si girò. L'essere alzò il braccio e una forte luce lo accecò. Non riusciva a guardarlo in faccia, ma di una cosa era certo: puzzava tremendamente. Impietrito dalla vista dell'immenso contorno che la potente luce della vivente lanterna creava, e dalla delicato profumo di mutande non lavate da un anno, prese a farfugliare qualcosa, senza risultato. Il mostro abbassò la faccia per annusarlo e accertarsi che fosse colui che cercava. L'odore cominciava a dargli alla testa. Sarebbe svenuto, se non fosse che la bava del bestio gli colò sulla faccia ridestandolo. Sputò in un occhio alla creatura e prese a correre, se si poteva chiamare correre quello strano movimento delle gambe: sembrava un' incrocio tra il trotto di un cavallo e la camminata di uno stambecco. Un urlo sveglio tutta la periferia di Sheffield “Mandarmi dietro un squadra di goblin, no eh? Il Buon Governo deve sempre fare i lavori in grande!” pensò Robin tra uno sbuffo e l'altro. Ma se la creatura che lo seguiva era ciò che pensava era salvo. Rivolse lo sguardo verso il suo inseguitore per osservarlo meglio. Sì, sì, era proprio un troll, probabilmente uno di quelli che scendono dalle Highlands. La fortuna volgeva dalla sua parte, seppur i troll siano creature forti e pericolose, non sono molto sveglie: l'intelligenza di un troll è inversamente proporzionale al suo peso e poi, conosceva benissimo i loro punti deboli. I troll sono talmente tonti che cascano perfino al trucco del “Segui il dito!”; nemmeno i sofisticatissimi congegni inseriti dagli Uomini del Metallo nei corpi dei bestioni per controllarli, riescono a levare la dabbenaggine caratteristica di queste creature. Si fermò all'improvviso, fece un salto sul tetto di una vecchia casa e, puntando il dito verso il cielo, urlò: “Qua! Guarda qua! Segui il mio dito”. Il troll alzò la testa, sproporzionata rispetto al corpo, e fissò il dito del puck. Robin prese a muovere il dito avanti e indietro, e così fece il bestione. Avanti e indietro, avanti e indietro. La creatura cominciò a barcollare, seguendo il ritmo cadenzato dal dito di Robin. Avanti e indietro, avanti e indietro. Il troll concentratissimo sul dito, si dimenticò di avere un paio di gambe e perse l'equilibrio sbattendo il musone contro la casa, la quale crollò come il castello si sabbia di un piccolo di umano, sommergendo la testa del troll. Il folletto saltò giù appena in tempo dal tetto. Dalle macerie un pixie volò via urlando di gioia. Doveva essere quello della lanterna. Prese a rovistare tra la cintura del bestio, trovava sempre qualcosa di bello nelle tasche dei funzionari del Buon Governo. Niente, solo un sacchetto con dentro 30 Desideri d'argento e della biancheria intima extra-large, a quanto pare da donna. Mogio, mogio, Robin ripercorse la 5^ Avenue, ormai deserta e totalmente al buio, girò a sinistra, verso la luce, ed entrò “Al Phooka Dormiente”. Una zaffata di alcol lo avvolse.
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“Serata grama per il puck fu quella, rincorso da un bestio col doppio mento, dopo aver passato la giornata in cerca di una bella al fine si ritrovò con 30 miseri Desideri d'argento.”
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